domenica 18 maggio 2025

La Visitatrice - Maeve Brennan

 La gente la passa sempre liscia


Una fiaba amarissima, o forse nemmeno una fiaba visto che non c'è evoluzione o formazione vera e propria. Allora, un racconto: una foto amarissima, in bianco e nero oppure in seppia sbiadita, in cui il sorriso non trova forza per emergere.

Nelle fiabe e nei romanzi del XIX sec si incontrano spesso personaggi dotati di particolari perfidia e freddezza. Di solito la matrigna o il patrigno; ma perché no, anche la nonna o il nonno. Sono funzionali all'economia della storia, sono i progenitori del moderno villain; ma qualche volta in passato mi era capitato di chiedermi se non fossero figure un po' troppo forzate nella loro cattiveria così innata e profonda da apparire proprio innaturale, specialmente quando in seno alla famiglia. Poi, i casi della vita mi hanno portato ad osservare in maniera più obiettiva e distaccata proprio la mia, di famiglia, e mi sono obiettivamente resa conto che certi livelli di perfidia e acidità nella vita reale esistono eccome. E allora ben vengano tutti quegli autori e autrici che li mettono in scena, questi soggetti velenosi, che li spiattellano sul tavolo operatorio e li vivisezionano proprio come fossero scorfani, per tentare di capire o almeno ipotizzare dove si localizza la ghiandola contenente il veleno.

È tremendo sentirsi non-accettati, sentirsi sempre esaminati e soppesati. La faticata di dover dimostrare qualcosa ogni giorno, ogni momento. Esser squadrati dal basso verso l'alto. O meglio, non è poi così tremendo, si può sopravvivere a questo (sopravvive persino una persona a cui viene amputato un arto o asportato un organo, figurarsi) però è così brutto. Ecco, è semplicemente e tremendamente brutto.
Un altro bel guaio è il non riuscire a sentirsi a casa da nessuna parte.
Ma non c'è santo che tenga, è un circolo vizioso da cui difficilmente si esce: la mancanza di affetto da parte delle persone che dovrebbero esserti vicine ti porta a fare piazzate e colpi di testa, e le piazzate e i colpi di testa inducono quelle persone a respingerti ancora di più. Le voci aspre e irritate, mai davvero felici, tutt'al più leggermente isteriche. La gelosia fuori controllo che induce ad atteggiamenti violenti (una violenza fatta anche solo di parole) non è necessariamente quella di un uomo che si sfoga nei confronti di una moglie o compagna, qui si dimostra che può anche essere quella di una madre nei confronti di una figlia o figlio.

Tutti questi ingredienti e tanti altri si possono trovare nel racconto di Brennan, un dosaggio che se non è perfetto è comunque ammirevole.
Una parola in più rischiava di essere fuori posto, una parola in meno e il racconto sarebbe rimasto vacillante.
Doveroso notare, in ultimo, la grande affinità con i Dubliners di Joyce: non soltanto per la comunanza di ambientazione ma anche e soprattutto per comunanza di sentimenti e situazioni.

Anche il futuro è faticoso. Non riesco nemmeno a pensarci.

La casa è un luogo della mente. Quand'è vuota, diventa irrequieta. Si anima di ricordi, visi e luoghi e momenti passati. Immagini amate riemergono disobbedienti, a rispecchiare quel vuoto.

Le giornate arrivavano e se ne andavano, e non portavano niente.

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