domenica 8 giugno 2025

Il Weekend - Charlotte Wood

Sogni e bestie sono due fattori chiave per scoprire i segreti della nostra natura. 

Ralph Waldo Emerson


 Libro scelto perfettamente a casaccio o forse qualcosa di più (nella graduatoria dell'aleatorietà, cosa viene dopo "a casaccio"?). Pochi mesi fa, non ricordo cosa stessi leggendo in quei giorni, fatto sta che l'algoritmo di GR mi suggeriva ("because you are currently reading ...") un libro che si intitola Stone Yard Devotional di tale Charlotte Wood. Di solito le scelte dell'algoritmo non c'azzeccano un bel niente, però mi è rimasto impresso il titolo. Vado a cercare se esiste in italiano: ma nell'immediato, di Charlotte Wood tradotto in italiano, trovo solo Il weekend. E allora vada per Il weekend.  

Nel libro letto precedentemente (....) ero inciampata in un'epigrafe a dir poco orribile che mi aveva fatto infuriare e mi aveva pre-allertata circa la poca bontà di quel romanzo. Qui, per fortuna, le cose si mettono esattamente al contrario: una bella citazione di Ralph Waldo Emerson è quello che mi serve per far pace con il mondo e con la letteratura. Prima o poi leggerò anche qualcosa di suo. 

Scopro così un'autrice interessantissima di cui vorrò certamente leggere altro in futuro (appena me lo traducono oppure appena decido di fare lo sforzo di leggermelo in inglese). Il romanzo è assolutamente ben scritto e ben dosato, ed il lavoro di traduzione si percepisce fatto con accuratezza e finanche con un certo amore. La storia di quattro amiche - e poi le storie personali di ognuna di loro - mi ha riportata direttamente a Il tempo di Blanca che avevo letto ad inizio anno, e tanto avevo amato quello, quanto mi sono goduta questo. 

Uno magari potrebbe pensare: le quattro amiche, ohibò il solito romanzo al femminile se non proprio femminista. E anche: l'amicizia, ohibò la solita santificazione dell'Amico Vero. Ma in questa storia non si trova nulla di tutto ciò, anzi c'è l'esatto contrario. Ci sono i lati più duri e amari dell'amicizia e ci sono i lati negativi e difficili dell'esser donna. Ci sono più i difetti delle persone che non i loro pregi. Ci sono numerosissimi momenti in cui una delle amiche pensa una cosa e si trova costretta ad ammettere a sé stessa che questa cosa non la direbbe mai e poi mai ad alta voce con le altre (alla faccia della vecchia storia che l'amicizia va a braccetto con la sincerità, qui si dimostra che è il contrario, l'amicizia è una faccenda che ti tappa la bocca e tiene covato il rancore e le rimostranze, e quante bugie e cose non dette (mezze bugie) che appesantiscono l'atmosfera, perché qualche volta può anche essere una cosa di poco conto il tenersi le cose solo per sé, ma altre volte può rappresentare uno sforzo immane - e difatti poi si finisce per sfogarsi con perfetti sconosciuti oppure con lo psicoterapeuta). Eppure non c'è cattiveria nella scrittura: l'autrice ama i suoi personaggi, le sue protagoniste, le ama così come sono, come fossero figlie, con i loro difetti e anzi forse proprio per i loro difetti (e quanto può essere ammirevole una madre che ama le figlie proprio per i loro difetti...). 

Ha più il carattere del dramma che non della commedia, ma non intende amareggiare. In una recensione il libro viene definito deprimente: "...it scares me more to think that I could wind up like these old ladies, full of regrets and missed chances. Still waiting for my big break. Having forfeited true love...". Purtroppo, il lato deprimente di questi timori non ha tanto a che fare con questo romanzo, quanto con la vita del ventunesimo secolo: ci sono così tante scelte, così tante opportunità, così infinite variabili che quando uno è arrivato alla fine del percorso è impossibile che non abbia nessun rimpianto, impossibile aver sondato tutto senza tralasciare nulla. Per approfondimenti su questo tema, citofonare Baricco, Novecento. Anzi, a ben vedere questo romanzo vuole offrire una soluzione ai dilemmi e ai timori che hanno a che fare con i rimpianti, le disillusioni, le opportunità perdute e/o sprecate: il vecchio cane zoppo e malandato viene usato dall'autrice come una specie di totem, in più passaggi del libro il cane se ne sta lì a rappresentare il concetto della semplicità dell'esistenza. Il successo dell'esistenza non è se sei riuscito a fare la tal cosa o la tal altra, ma è già nell'esistenza in sé, è già lì. Esistere e basta. Obiettivo già raggiunto. Parecchio consolante, nevvero?

Individuo assonanze anche con Ali Smith, di cui ho letto Autunno e Inverno. Ma più che altro assonanze con Autunno, ché Inverno è già una roba più psichedelica. Qui c'è una squisita concretezza, merce quanto mai rara in tempi come questi di stream of consciousness o consciouslessness e atmosfere oniriche e poetiche e quant'altro.

Le tre amiche si ritrovano loro malgrado a dover ammettere che quella che faceva da collante tra loro era la quarta, quella che non c'è più. Ma c'è anche un livello di lettura superiore: è sorprendente rendersi conto dell'eleganza del meccanismo per cui, sin da subito, ogni discorso e ogni storia sono tenuti insieme dal vecchio cane decrepito. Ora io lo so che la Wood non è Fëdor Michajlovič, ci mancherebbe, eppure non posso non associare questo Finn con quell'Azorka. E ci trovo più di una citazione: ci trovo un'abile rielaborazione. 

Ambientazione: protagonista è la vecchia casa al mare, una costruzione fatta di ballatoi e terrazzini, abbarbicata alla scogliera, a cui si accede tramite una lunga scalinata oppure un carrello monorotaia nascosto tra la vegetazione. 

L'impostazione è tutta costruita su di un racconto prettamente actionless, non c'è neanche un vero e proprio crescendo, c'è giusto una tensione verso un finale che più o meno si preannuncia nell'aria ma non telefona dove voglia andare a parare. Forse l'unico vero difetto di queste tre amiche è che sono ultrasettantenni solo in alcuni aspetti. Poi, ok, ci sono debolezze e difetti dell'animo umano che accomunano gli adolescenti con i senescenti. Però ho anche trovato alcuni tratti (atteggiamenti) che le fanno assomigliare un po' troppo a delle ragazzine, specialmente nel finale. E va del resto precisato che scegliere come protagoniste delle ultrasettantenni che si portano comunque bene i loro anni, è anche questa una scelta realistica oltre che coraggiosa. E in ogni caso in questa storia non si troverà nulla di quei filmetti di terza categoria dove il gruppetto di tre/quattro amiche in là con gli anni si ritrova per la vacanza o per l'addio al nubilato o robette simili, lì sì che giocano a fare le ragazzine. Del resto la cosa viene messa in chiaro sin dall'inizio, l'occasione del ritrovo è un decesso, non una festa. E considerato il tipo di storia e di protagoniste, il rischio di finale mieloso e moraleggiante era dietro l'angolo, invece nulla di tutto ciò: l'unica, piccola morale è (ricopio dalla nota della traduttrice) "...quest'idea di crescita che si applica ancora, inesorabilmente, all'essere umano e a tutte le creature, anche quando gran parte della vita è ormai alle spalle, anche quando resta poco margine per cambiare".

Comunque, a parte il lieve difetto, ce ne fossero di più di romanzi ben costruiti come questo: niente zuccherosità, niente filosofia spicciola, psicologia concreta, ambientazione concreta. E ben concrete e meritate anche le quattro stelle. 

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