Libro acquistato sulla base dell'esito di un processo altamente scientifico: mi serviva un secondo titolo Rizzoli per portarmi a casa lo zaino in omaggio. Dopo la sonora delusione - anzi diciamo pure sonora batosta - con Gospodinov, avevo bisogno che qualcuno mi raccontasse una bella favola, una di quelle favole ben fatte. E a volte le cose che cerchi le trovi nel posto più impensato, perché io effettivamente la favola che cercavo l'ho trovata in fondo allo zainetto Rizzoli. All'inizio della lettura ero super-entusiasta, poi sono andata ridimensionando un poco l'entusiasmo, nondimeno la lettura rimane pienamente soddisfacente, oscillo tra le tre stelle e mezza o un quattro meno qualcosina.
Qui c'è l'epoca giusta (fine XIX - inizio XX), l'atmosfera giusta (le isole Eolie!), la giusta dose di magia (neanche realismo magico ma proprio magia), scrittura ben calibrata e ben pesata; ben pesato e suddiviso il linguaggio (un po' italiano e un po' siculo anzi per essere precisi liparota, tradotto agevolmente e/o semplificato ove necessario). Pochi i luoghi comuni e soprattutto - udite udite - nessuna pretesa perla di filosofia, nessuna frasetta preconfezionata buona da usare sullo status dei social. Questa scrittrice si è calata a tutti gli effetti nell'epoca da lei scelta per la narrazione, a tal punto che sembra proprio parlarci da là, questa voce narrante il ventunesimo secolo non sa proprio cosa sia, non sa nemmeno se esiste.Brava Maccani perché ha fatto un lavoro verista, con un guizzo in più senza stonare. Ha preparato un dolce seguendo una ricetta classica, e poi sopra ci ha aggiunto la ciliegina a suo gusto. C'è molto realismo nella quotidianità dei personaggi, nelle loro mansioni e nella loro scansione della giornata. Molta realtà nei rapporti madre-figlia: un rapporto duro all'inizio, poi verrà il tempo delle spiegazioni, ma in ogni caso anche dopo le spiegazioni e la speranza di poter recuperare un qualcosa di quel rapporto, non si troverà nessuna giravolta e nessun cambiamento stupefacente. Nessun colpo di scena cinematografico e nessuna soluzione facilona, nessuno scioglimento miracoloso. Tanta realtà nel lavoro dei personaggi e anche in altri aspetti e altri momenti della loro vita, nei litigi e arrabbiature ed incomprensioni - o ad esempio quando i poveri ed ignoranti si trovano ad avere a che fare con i medici: dei discorsi fatti dal dottore, il giovane Pietro e la madre Anna non ci capiscono un'acca e non sono in grado di riferire nulla, e invece le stregonerie messe in pratica dalle guaritrici sono per loro un qualcosa di chiaro e limpido e immediato come l'acqua.
Affronta il tema delle stregonerie e delle credenze ancestrali in un modo forse non proprio originale ma paradossalmente pragmatico e collegato alla realtà e alla quotidianità. Anche il tema della questione femminile è messo giù in maniera semplice e senza sputare sentenze né verità assolute.
Le scene di "passione" sono raccontate in termini un po' banali, ma le va riconosciuto il merito di non tirarla per le lunghe, anzi.
Qualche banalità l'ho trovata anche nelle note finali e nei ringraziamenti, ma tutto sommato ciò va ad ulteriore merito dell'autrice: ha saputo scremare l'opera da un qualcosa che, per sua stessa ammissione, le passava per la mente ma ha preferito che i concetti rimanessero impliciti piuttosto che espliciti.
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