Il punto sulla Holt-situazione: Vincoli mi era piaciuto molto; la trilogia Benedizione-Plainsong-Crepuscolo sul primo momento non mi aveva entusiasmata, ma a distanza di nove anni mi rendo conto che i difetti sono evaporati ed hanno lasciato una sedimentazione di belle (e buone) atmosfere. E dunque, buona l'idea di ritornarci con Le nostre anime di notte.
Ho fatto bene i miei conti perché mi è piaciuto molto. In teoria, uno legge la trama e pensa che sia la stupidata del secolo, questa storia che Addie, di punto in bianco, invita Louis a passare le notti da lei, sembrerebbe un'idea senza capo né coda, solo un vicolo cieco. E invece i dialoghi, i pezzetti di storie, i racconti, i camei di questo o quel personaggio, anche quando non sono plausibili sono comunque messi giù sulla pagina con una grazia quasi shakespeariana, e fanno risultare l'insieme armonioso e avvolgente.
È la storia di un'estate, l'ultima estate, per la precisione.
Ammirevole la capacità di trasmettere il senso di urgenza ed il senso di cambiamento imminente (come già ben spiegato in postfazione).
Ancora più ammirevole è la delicatezza con cui è costruito il tutto: delicatezza dei soggetti, dei dialoghi, del linguaggio, della scrittura, ogni dettaglio è delicato ma senza mai diventare né stucchevole né insipido.
Quattro stelle e tre quarti che veleggiano placidamente verso il porto delle cinque stelle.
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