venerdì 8 agosto 2025

Il cuore della foresta - Amity Gaige

 


Il titolo dell'edizione italiana è coerente, niente a che vedere con certe operazioni di fanta-traduzione. E tuttavia non riesce ad abbracciare il discorso per intero come invece riesce a fare il titolo originale. Heartwood, che poi sarebbe il durame. Poteva essere foresta di cuore, foresta del cuore, poteva anche essere "la foresta nel cuore", e poi non so perché mi viene anche in mente l'album dei Jethro Tull "Songs from the wood".

Pensavo a "Songs from the wood" per la pura casualità dell'assonanza, eppure iniziando a leggere scopro che potrebbe davvero essere anche questo un titolo calzante: perché è un romanzo corale, è come una raccolta di canti o canzoni, si segue un'indagine attraverso tutte le voci e tutti i testi che compongono l'istruttoria.
Ma quando si dice "istruttoria" il rischio è di pensare ad un testo alquanto arido, e invece no. Così tanto denso di significati è il titolo, altrettanto ricco di contenuti è il romanzo. Così tanti temi che mi fa impressione provare a elencarli tutti, sarà che vengo da una sfilza di letture orrende ed insignificanti. L'America ovviamente, il sentiero degli Appalachi, rapporto con la natura e la montagna, infanzia, maternità, rapporto madre-figlia, pandemia, violenza sulle donne, apparente o effettiva. La solitudine: quella cercata e quella cui certe persone sembrano essere in qualche modo condannate o predestinate. Le paure, le fobie, rispecchiarsi negli altri. Vecchiaia, malattia, eutanasia, interruzione trattamenti. Da un certo momento in poi c'è un personaggio - non proprio serial killer ma comunque uno schizzato stile Criminal Minds, e infatti gli altri personaggi dovranno imparare ad interpretarlo ed entrare nella sua mente. La trama offre spunti alcuni dei quali rimangono vicoli ciechi, quasi dei tranelli, o meglio dei trompe-l'oeuil.
Il flusso di coscienza nella testa dei personaggi è altamente godibile perché mai astruso, mai ermetico. Ottima la traduzione che sceglie di tradurre alcuni termini ed espressioni mentre per alcuni altri sceglie di mantenere la lingua originale. E come giustamente osserva la traduttrice nelle sue note, ancora più e anche ancor prima che un thriller è un dialogo tra tre personaggi femminili ben costruiti: l'idea originale è proprio questa, costruire una sorta di dialogo a distanza tra persone che in realtà non si conoscono affatto. Tanti pensieri da sottolineare, tutti pertinenti con il racconto, nessuno ammiccante né motteggiante né zuccheroso.
Ben due libri belli uno dietro l'altro, era da un po' che non mi capitava!


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