Un' ottima lettura, sotto tutti gli aspetti; concordo anche io con le altre recensioni laddove scrivono che la terza parte perde di mordente rispetto le prime due.
Riparto da dove ero rimasta con l'ultima recensione: dicevo che il tempo per leggere è troppo poco e troppo prezioso per sprecarlo con storie di cui ci si è accorti non frega un bel niente di niente sapere come va o non va a finire. Viceversa, quando si incontra un bel personaggio e si entra in sintonia con la sua voce, anche se la sua è una storia semplice e finanche banale, si resta volentieri a sentire quello che ha da dire, da raccontare, da osservare. Questo protagonista è un anziano professore fisico nucleare in una casa di riposo, ma in realtà le sue osservazioni si rivolgono a tutto il mondo, non solo a quello dentro la casa di riposo ma anche a quello che c'è di fuori. Il modo in cui se la prende con l'ipocrisia, con l'ignoranza, il modo in cui smonta luoghi comuni e leggende metropolitane, tutto si può applicare alla vita di ognuno, non solo e non necessariamente di un anziano. Tante le riflessioni che calzano a pennello se si pensa alla vita di persone malate, portatori di handicap e/o non autosufficienti. Già il titolo la dice lunga, perché in quel passaggio vuole parlare del peso delle aspettative altrui, e questa è una cosa che riguarda proprio tutti, giovani e vecchi, sani e ammalati.
Non cerca la lacrimuccia facile, non rincorre le frasette stile Baci Perugina, parla una lingua fatta di sorprendente normalità. Ammettiamo pure che verso il finale cerchi un po' di fare la morale, ma quest'anno sto inciampando in così tanti libri bruttini che ne basta uno "medio" come questo per riappacificarmi un poco con il mondo.
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